giovedì 31 gennaio 2008

I soldi vanno e vengono

SEQUESTRATI 300 MLN BENI A PRESTANOME MESSINA DENARO
(AGI) - Palermo, 31 gen. - Il provvedimento cautelare patrimoniale e' stato firmato dal gip Donatella Puleo, a conclusione delle indagini coordinate dai procuratori aggiunti Giuseppe Pignatone e Roberto Scarpinato e dai costituti Michele Prestipino, Marzia Sabella, Roberto Piscitello e Costantino De Robbio. Il sequestro riguarda in particolare quote sociali della societa' "Grigoli distribuzione srl", per un valore di 14 milioni di euro, e inoltre 133 terreni per un'estensione complessiva di 60 ettari, e 220 fabbricati. Si tratta in parte degli immobili in cui si trovano magazzini e decine di punti vendita "Despar" facenti a capo a Grigoli, e sequestrati come attivita' economiche il 20 dicembre alla societa' "Gruppo 6 Gdo", sempre controllata da Grigoli. (AGI)

mercoledì 30 gennaio 2008

Cosa nostra e informazione

Mafia, il direttore di TeleJato, preso a calci e pugni ieri sera a Partinico.
Giuseppe Maniaci, le cui condizioni non sono gravi, ha riportato contusioni ed escoriazioni in diverse parti del corpo.
Il giornalista ha raccontato agli investigatori di essere stato avvicinato ieri sera in via Di Benedetto, a Partinico (Palermo), da alcuni giovani e di avere riconosciuto, tra gli aggressori, uno dei figli del boss mafioso Vito Vitale.
Maniaci ritiene che l'episodio sia collegato alla messa in onda su TeleJato di un servizio sui lavori avviati dal comune di Partinico su un terreno in zona Vallegrande dove si trovavano alcune stalle di proprietà dei Vitale confiscate dallo Stato.

La diffida di Cuffaro

no alla messa in onda de "la mafia è bianca"
LA DIFFIDA DI CUFFARO

ANSA - ROMA, 29 GENNAIO - I legali di Cuffaro hanno diffidato la Rai dal mandare in onda le parti dell'inchiesta “La mafia è bianca” in cui viene ritratto lo stesso ex governatore della Sicilia.
“Da alcune anticipazioni della redazione - si legge nel testo nella diffida inviata al direttore generale Claudio Cappon e al direttore di Raidue Antonio Marano - è stata resa nota infatti l'intenzione di mandare in onda taluni brani del dvd in argomento, contenente una ricostruzione suggestiva tendente a descrivere l'on. Cuffaro quale soggetto colluso o quanto meno collegato alla mafia. L'intero impianto del dvd, allusivo e insinuante, accompagnato da tecniche di ripresa e colonna sonora a effetto fornisce una versione dei fatti volta a suggerire allo spettatore l'idea di una vicinanza tra l'on. Cuffaro e Cosa Nostra, smentita dall'azione amministrativa e politica del Governo dallo stesso presieduto, ed una sostanziale anticipazione colpevolista delle conclusioni della magistratura relative alla vicenda giudiziaria, ancora non conclusa che ha riguardato lo stesso”.
“Considerato - prosegue il documento - che detto collegamento è da ritenersi altamente diffamatorio per qualunque cittadino ed ancor più nel caso dell'on. Cuffaro che ha rappresentato la massima carica istituzionale della Sicilia facendo del contrasto agli interessi criminali uno degli obiettivi principali del proprio operato politico e amministrativo, vi diffidiamo, pertanto dal trasmettere l'immagine dell'on. Cuffaro accostata o inserita all'interno di contesti di mafia così come emerge dal contesto dell'opera editoriale in questione”.
In caso contrario, spiegano i legali, l'on. Cuffaro promuoverà le azioni giudiziarie a difesa della propria immagine e della propria reputazione. (ANSA)

I legali di Salvatore Cuffaro hanno pienamente ragione nel ritenere gravissimo l’accostamento dell’ex Governatore della Sicilia ad esponenti del mondo mafioso, come Angelo Siino, a cui Cuffaro si è rivolto alla ricerca di voti. O come Giuseppe Guttadauro, Salvatore Aragona, Domenico Miceli, Michele Aiello.
Per evitare scomodi accostamenti, forse Cuffaro avrebbe fatto meglio a non frequentarli, gli ambienti mafiosi.

sabato 26 gennaio 2008

venerdì 25 gennaio 2008

martedì 22 gennaio 2008

da il manifesto 20/1/2008: Cuffaro e i padrini con contratto a termine

Mafia e politica: Cuffaro e i padrini con contratto a termine
Giuseppe Di Lello

La prima domanda di un giornalista normale sarebbe stata: «Presidente Salvatore Cuffaro, dunque si sente turbato dalla condanna a cinque anni di reclusione e di interdizione perpetua dai pubblici uffici per aver favorito delinquenti mafiosi del calibro di Giuseppe Guttadauro, Salvatore Aragona, Domenico Miceli e Vincenzo Greco, nonché del suo coimputato l'imprenditore Michele Aiello (prestanome di Bernardo Provenzano) - al quale ha fatto fare affari per miliardi a danno del sistema sanitario regionale siciliano e che è stato insieme a lei, presidente, appena condannato per mafia a ben quattordici anni di reclusione?». E invece no, la prima domanda del giornalista-devoto (ovviamente del telegiornale regionale che paghiamo con il canone) è stata: «Presidente, dunque, si sente sollevato?». E certo che si sente sollevato Totò Cuffaro visto che i giudici lo hanno condannato per favoreggiamento di una miriade di mafiosi, ma non dell'associazione mafiosa nel suo complesso e così con queste credenziali di rigore morale potrà continuare ad amministrare la regione di insediamento di Cosa nostra.
Misteri del manuale di logica utilizzato dai giudici: come se Guttadauro e Aiello, tanto per parlare dei due principali beneficiati delle «soffiate» di Cuffaro, fossero, in rapporto a Cosa nostra, dei dipendenti con contratto a termine o a progetto e non dei boss che gestivano (e gestiscono) gli affari e le sorti di tutta l'organizzazione, due potenti regolatori del sistema di potere della mafia siciliana. Il controllo del territorio da parte di Guttadauro e i proventi delle estorsioni beneficiano solo lui? Le immense ricchezze accumulate da Aiello anche per conto di Provenzano vanno incamerate solo da loro? Sarebbe fantamafia, purtroppo si è convertita in fantagiusizia.
Non meno inquietante di quello giornalistico e giudiziario è il risvolto politico-istituzionale, con un centrodestra che mostra ancora una volta un radicato disprezzo per il rispetto delle regole della corretta e trasparente amministrazione della cosa pubblica quando si tratta di suoi rappresentanti: dagli affari di Berlusconi a quelli di Cuffaro, tutto è normale e giustificabile, niente è illecito o, quantomeno, eticamente riprovevole: quando si additano gli scandali invocano le prove e quando queste arrivano gridano alla persecuzione giudiziaria.
È, comunque, sul grande problema dell'etica politica che questo paese si è impantanato - a destra ma anche a sinistra - e si è allontanato dagli altri paesi ai quali pur bisognerebbe fare riferimento date le affinità di gestione delle istituzioni. Certo, ci sono altre «affinità» per le quali la globalizzazione neoliberista ci avvicina agli altri paesi: lo sfruttamento del lavoro e la precarizzazione, la montante xenofobia, ma nell'etica nella gestione della cosa pubblica alcuni valori, per ora, sono ancora tenuti fermi. Possiamo immaginare che in Francia o in Inghilterra un amministratore pubblico, condannato ad una sì rilevante pena per un reato infamante come il favoreggiamento di noti boss della malavita, resti un minuto al suo posto? Lì non si attenderebbe nemmeno l'esito del processo mentre da noi non basta nemmeno una condanna.
Il caso Cuffaro, dal suo insorgere, avrebbe dovuto determinare la rimozione del governatore essendo stato accertato - senza dubbio alcuno - che questi, in un incontro segreto con Aiello, aveva concordato un prezziario truffaldino di rimborsi sanitari con un rilevante danno per le casse regionali, rimborsi ridotti sino al 50% dopo che la gestione dell'impero sanitario di Aiello era passata ad un amministratore giudiziario. Cuffaro, invece, è ancora lì, fiero della condanna e delle solidarietà incondizionate.
In tempo di emergenza immondizia il fatto, ormai, non ci stupisce ma certo ci indigna, anche se l'indignazione, di per sé, fino ad ora non ha mai migliorato lo stato delle cose.