martedì 18 marzo 2008

Raffaele Lombardo, il futuro della famigghia

I suoi detrattori lo chiamano «don Rafè», quel don però non gli rende giustizia. Ormai è molto di più l´ex democristiano nato a Grammichele che l´arte della politica l´ha assorbita alla corte di Calogero «Lillo» Mannino, il padrino suo e pure di Cuffaro. Con lui, tutti e due sono scesi nell´arena siciliana.

Quasi un legame di sangue, una «storia» comune, fedeli servitori dell´ex ministro di Sciacca nella buona e nella cattiva sorte, nei favolosi anni ‘80 e nei tormentati anni ‘90. Quando entra alla Regione per la prima volta come deputato Cuffaro, il catanese algido è assessore agli Enti Locali. Sembra lanciato nello spazio. E´ però il 1992, Tangentopoli. Ad aprile i carabinieri lo vanno a prendere a casa. L´accusa è quella che la sua segretaria avrebbe rivelato, qualche giorno prima a qualcuno, i temi di un concorso per un posto in una Asl. E´ abuso di ufficio. Lo condannano in primo grado, lo assolvono in appello.
Due anni dopo, nel 1994, torna in carcere per una vicenda di tangenti che alla fine però diventano «regali». Nell´inchiesta c´è il ministro della Difesa Salvò Andò, ci sono Nicolosi e Drago, c´è l´ex presidente dell´Inter Ernesto Pellegrini che si accaparra un appalto per la fornitura di pasti in un ospedale di Catania in cambio di denaro. Pellegrini patteggia, gli altri se la cavano.

Cade l´associazione per delinquere, la corruzione si trasforma nel reato di finanziamento illecito ai partiti, dopo un po´ è già tutto prescritto. E´ la stagione in cui su Catania domina un comitato d´affari. E´ in quegli anni che Lombardo si inabissa, scompare, diventa invisibile. Ritorna quando capisce che può tornare. Ed entra nell´Udc. Fa la sponda a Cuffaro. Si fa eleggere deputato europeo, poi vicesindaco di Catania, poi ancora presidente della Provincia. C´è già l´Mpa.

Che cos´è, una Lega del Sud? «Io voglio riportare la questione meridionale al centro del dibattito politico, al Sud sono tutti stufi», esordisce Lombardo. Chiede «zone franche» per la Sicilia, parla di federalismo, con i suoi marcia sullo Stretto di Messina per protestare contro il Ponte che non si fa più. E intanto raccatta voti in ogni provincia, si fa amici a Caltanissetta, a Ragusa, a Enna e a Siracusa. Nella sua Catania ha già fatto il pieno. Nelle aziende ospedaliere, fra i precari (ne fa assumere duemila), nelle amministrazioni pubbliche, Lombardo guarda lontano. Il suo amico Totò è già incriminato per favoreggiamento alla mafia, il processo chissà come andrà a finire. Si prepara.

giovedì 21 febbraio 2008

Il tesoro

Una parte del “tesoro” dei boss Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo, per un valore di circa 150 milioni di euro, è stato posto sotto sequestro dai poliziotti della sezione misure di prevenzione della questura di Palermo su disposizione dei giudici del Tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto Gaetano Guardì.

L'operazione, denominata “Secrets business”, ha posto sotto sequestro beni riconducibili ad Andrea Impastato, 60 anni, arrestato due anni fa per mafia e ritenuto dagli investigatori prestanome dei due capimafia. Sotto sequestro, fra gli altri beni, anche centinaia di immobili, numerose villette a San Vito Lo Capo, una delle più località balneari della Sicilia, in provincia di Trapani. Sequestrata anche una cava di materiale inerte tra Carini e Montelepre.

Il patrimonio immobiliare sequestrato supera i 114 milioni di euro, posti sotto sequestro anche 21 fra autocarri ed autoveicoli per un valore di oltre 2 milioni, 5 società per un valore di 30 milioni e 200mila euro e 27 fra conti correnti, libretti di deposito e buoni per un valore di un milione e mezzo di euro.

«Sequestrare i beni dei boss mafiosi – ha commentato il vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia, il deputato del Pd Giuseppe Lumia – è la via maestra per colpire al cuore Cosa nostra, anche da punto di vista simbolico. Per questo l'operazione di oggi è estremamente importante e rappresenta un duro colpo alla mafia e alla zona grigia che le permette di riciclare i capitali di provenienza illecita».

Pubblicato il: 21.02.08
Modificato il: 21.02.08 alle ore 18.19

sabato 9 febbraio 2008

Patti con la mafia non ne ho mai fatti

Palermo, 13:57
MAFIA: MANNINO, "NESSUN PATTO CON I CLAN"; FRECCIATE A ORLANDO
"Patti con la mafia non ne ho mai fatti, per i miei principi e perche' non avevo ragione di farne. Sono un siciliano della Sicilia occidentale, ma di genitori che sono di entrambe le due zone dell'Isola, sono nato in Eritrea, sin da bambino ho capito il dramma della Sicilia". Cosi', ribadendo di non avere stipulato alcun "patto, nessun accordo formale o informale, meno che mai nel 1992", si e' difeso l'ex ministro democristiano Calogero Mannino, oggi senatore dell'Udc, sotto processo per concorso in associazione mafiosa. Al termine della deposizione del pentito Francesco Campanella, ascoltato dalla seconda sezione della Corte d'appello di Palermo, in trasferta a Torino per motivi di sicurezza del collaborante, Mannino ha preso la parola per rendere dichiarazioni spontanee e replicare al pentito, che gli aveva attribuito, ieri, un patto politico-mafioso per ottenere voti nel 1992, per se' o per uomini della sua corrente. Quella del senatore e' stata una ricostruzione approfondita del periodo storico di cui aveva parlato Campanella, che ha detto di essere stato collaboratore della segreteria politica di Mannino, "anche se - ha poi replicato l'imputato - io francamente non me lo ricordo, perlomeno con riferimento al periodo '90-'92'.

Campanella al processo Mannino. Riprende oggi l'udienza

Palermo, 10:14
MAFIA: PROCESSO MANNINO, RIPRESA L'UDIENZA A TORINO
E' ripresa, nell'aula grandi processi del palazzo di giustizia di Torino, l'udienza del dibattimento contro l'ex ministro Dc Calogero Mannino. Davanti ai giudici della seconda sezione della Corte D'appello di Palermo, presieduta da Claudio Dall'Acqua, in trasferta per motivi di sicurezza, il pentito Francesco Campanella - l'ex presidente del Consiglio comunale di Villabate, autore della falsa carta d'identita' con cui Bernardo Provenzano ando' a farsi operare in Francia - sta rispondendo alle domande dell'avvocato Salvo Riela, che con Grazia Volo assiste l'attuale senatore dell'Udc, presente in aula.

martedì 5 febbraio 2008

Su cinquemilioni di abitanti, in Sicilia, sono solo 1 milione e mezzo gli occupati

Presentato il report "Sud, tra spazzatura e denuncia"
La disoccupazione è ai massimi storici e la sua stima reale è diversa da quella sin qua rappresentata dai dati ufficiali. Preoccupante anche l'incapacità della classe politica di spendere i fondi Ue che negli anni sono stati inviati per incentivare la crescita del Sud Italia. Proprio stamani la Corte dei Conti ha conteggiato in 24 milioni di euro la somme che negli anni sono state frodate e ora sono da recuperare.

Il report Sud della Fondazione Curella, elaborato dal Diste, non lascia scampo. Su cinquemilioni di abitanti, in Sicilia, sono solo 1 milione e mezzo gli occupati: il tasso di dispoccupazione, epurato dalle persone che oramai non cercano più lavoro, è del 24,71%.
Una cifra molto lontana da quel 12,40% che sinora era stata dato in pasto all'opinione pubblica (la cui differenza risulta dalla diversa modalità di calcolo). La media per l'intero Meridione è invece del 20,69%, solo del 5,71% per il Centro-Nord e il 10,47% quello nazionale. Sono invece 280mila, nell'Isola, le persone che oramai non cercano più lavoro, nonostante siano disoccupate. "Questi dati sono noti agli addetti ai lavori, ma viene nascosto all'opinione pubblica - dice Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella. Nel Mezzogiorno sembrerebbe emergere più che lo scoraggiamento, la disillusione e la rassegnazione".
"E' un dato sconsolante - dice Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia. Bisogna che la politica faccia un passo indietro e lasci alle imprese la possibilità di stare sul mercato".

L'altro dato non in linea con le comunicazioni che, in questi ultimi anni, sono state date dai palazzi della politica, riguarda la spesa relativa alle risprse messe a disposizone della'Ue. I Piani operativi regionali hanno avuto un livello di spesa medio pari solo al 62,87%.

Quanto all'andamento economico, lo studio rivela come i dati delle regioni settentrionali siano assolutamente diversi da quelli del Mezzogiorno. Cresce poco il Pil nel 2007, solo l'1,5%, nel Mezzogiorno, rispetto a quello nazionale (1,8%). Rallentano l'agricoltura (-1,5%) mentre sale l'industria (1,8%) e i servizi (+1,6%). E ancora, decelerano gli investimenti, rimane bassa la spesa pro-capite delle regioni nella sanità, si deteriora la qualità del credito, si riduce l'import ma aumenta l'export del Mezzogiorno. Le conseguenze sono tutte sullo stato di salute delle famiglie italiane: rimane debole la dinamica dei consumi.
Giuseppe De Simone (5 feb 08)

domenica 3 febbraio 2008

Il testimone di Campanella

Marco Travaglio su Cuffaro: Annozero 31-1-08