Presentato il report "Sud, tra spazzatura e denuncia"
La disoccupazione è ai massimi storici e la sua stima reale è diversa da quella sin qua rappresentata dai dati ufficiali. Preoccupante anche l'incapacità della classe politica di spendere i fondi Ue che negli anni sono stati inviati per incentivare la crescita del Sud Italia. Proprio stamani la Corte dei Conti ha conteggiato in 24 milioni di euro la somme che negli anni sono state frodate e ora sono da recuperare.
Il report Sud della Fondazione Curella, elaborato dal Diste, non lascia scampo. Su cinquemilioni di abitanti, in Sicilia, sono solo 1 milione e mezzo gli occupati: il tasso di dispoccupazione, epurato dalle persone che oramai non cercano più lavoro, è del 24,71%.
Una cifra molto lontana da quel 12,40% che sinora era stata dato in pasto all'opinione pubblica (la cui differenza risulta dalla diversa modalità di calcolo). La media per l'intero Meridione è invece del 20,69%, solo del 5,71% per il Centro-Nord e il 10,47% quello nazionale. Sono invece 280mila, nell'Isola, le persone che oramai non cercano più lavoro, nonostante siano disoccupate. "Questi dati sono noti agli addetti ai lavori, ma viene nascosto all'opinione pubblica - dice Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella. Nel Mezzogiorno sembrerebbe emergere più che lo scoraggiamento, la disillusione e la rassegnazione".
"E' un dato sconsolante - dice Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia. Bisogna che la politica faccia un passo indietro e lasci alle imprese la possibilità di stare sul mercato".
L'altro dato non in linea con le comunicazioni che, in questi ultimi anni, sono state date dai palazzi della politica, riguarda la spesa relativa alle risprse messe a disposizone della'Ue. I Piani operativi regionali hanno avuto un livello di spesa medio pari solo al 62,87%.
Quanto all'andamento economico, lo studio rivela come i dati delle regioni settentrionali siano assolutamente diversi da quelli del Mezzogiorno. Cresce poco il Pil nel 2007, solo l'1,5%, nel Mezzogiorno, rispetto a quello nazionale (1,8%). Rallentano l'agricoltura (-1,5%) mentre sale l'industria (1,8%) e i servizi (+1,6%). E ancora, decelerano gli investimenti, rimane bassa la spesa pro-capite delle regioni nella sanità, si deteriora la qualità del credito, si riduce l'import ma aumenta l'export del Mezzogiorno. Le conseguenze sono tutte sullo stato di salute delle famiglie italiane: rimane debole la dinamica dei consumi.
Giuseppe De Simone (5 feb 08)
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