Una parte del “tesoro” dei boss Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo, per un valore di circa 150 milioni di euro, è stato posto sotto sequestro dai poliziotti della sezione misure di prevenzione della questura di Palermo su disposizione dei giudici del Tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto Gaetano Guardì.
L'operazione, denominata “Secrets business”, ha posto sotto sequestro beni riconducibili ad Andrea Impastato, 60 anni, arrestato due anni fa per mafia e ritenuto dagli investigatori prestanome dei due capimafia. Sotto sequestro, fra gli altri beni, anche centinaia di immobili, numerose villette a San Vito Lo Capo, una delle più località balneari della Sicilia, in provincia di Trapani. Sequestrata anche una cava di materiale inerte tra Carini e Montelepre.
Il patrimonio immobiliare sequestrato supera i 114 milioni di euro, posti sotto sequestro anche 21 fra autocarri ed autoveicoli per un valore di oltre 2 milioni, 5 società per un valore di 30 milioni e 200mila euro e 27 fra conti correnti, libretti di deposito e buoni per un valore di un milione e mezzo di euro.
«Sequestrare i beni dei boss mafiosi – ha commentato il vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia, il deputato del Pd Giuseppe Lumia – è la via maestra per colpire al cuore Cosa nostra, anche da punto di vista simbolico. Per questo l'operazione di oggi è estremamente importante e rappresenta un duro colpo alla mafia e alla zona grigia che le permette di riciclare i capitali di provenienza illecita».
Pubblicato il: 21.02.08
Modificato il: 21.02.08 alle ore 18.19
giovedì 21 febbraio 2008
lunedì 11 febbraio 2008
sabato 9 febbraio 2008
Patti con la mafia non ne ho mai fatti
Palermo, 13:57
MAFIA: MANNINO, "NESSUN PATTO CON I CLAN"; FRECCIATE A ORLANDO
"Patti con la mafia non ne ho mai fatti, per i miei principi e perche' non avevo ragione di farne. Sono un siciliano della Sicilia occidentale, ma di genitori che sono di entrambe le due zone dell'Isola, sono nato in Eritrea, sin da bambino ho capito il dramma della Sicilia". Cosi', ribadendo di non avere stipulato alcun "patto, nessun accordo formale o informale, meno che mai nel 1992", si e' difeso l'ex ministro democristiano Calogero Mannino, oggi senatore dell'Udc, sotto processo per concorso in associazione mafiosa. Al termine della deposizione del pentito Francesco Campanella, ascoltato dalla seconda sezione della Corte d'appello di Palermo, in trasferta a Torino per motivi di sicurezza del collaborante, Mannino ha preso la parola per rendere dichiarazioni spontanee e replicare al pentito, che gli aveva attribuito, ieri, un patto politico-mafioso per ottenere voti nel 1992, per se' o per uomini della sua corrente. Quella del senatore e' stata una ricostruzione approfondita del periodo storico di cui aveva parlato Campanella, che ha detto di essere stato collaboratore della segreteria politica di Mannino, "anche se - ha poi replicato l'imputato - io francamente non me lo ricordo, perlomeno con riferimento al periodo '90-'92'.
MAFIA: MANNINO, "NESSUN PATTO CON I CLAN"; FRECCIATE A ORLANDO
"Patti con la mafia non ne ho mai fatti, per i miei principi e perche' non avevo ragione di farne. Sono un siciliano della Sicilia occidentale, ma di genitori che sono di entrambe le due zone dell'Isola, sono nato in Eritrea, sin da bambino ho capito il dramma della Sicilia". Cosi', ribadendo di non avere stipulato alcun "patto, nessun accordo formale o informale, meno che mai nel 1992", si e' difeso l'ex ministro democristiano Calogero Mannino, oggi senatore dell'Udc, sotto processo per concorso in associazione mafiosa. Al termine della deposizione del pentito Francesco Campanella, ascoltato dalla seconda sezione della Corte d'appello di Palermo, in trasferta a Torino per motivi di sicurezza del collaborante, Mannino ha preso la parola per rendere dichiarazioni spontanee e replicare al pentito, che gli aveva attribuito, ieri, un patto politico-mafioso per ottenere voti nel 1992, per se' o per uomini della sua corrente. Quella del senatore e' stata una ricostruzione approfondita del periodo storico di cui aveva parlato Campanella, che ha detto di essere stato collaboratore della segreteria politica di Mannino, "anche se - ha poi replicato l'imputato - io francamente non me lo ricordo, perlomeno con riferimento al periodo '90-'92'.
Campanella al processo Mannino. Riprende oggi l'udienza
Palermo, 10:14
MAFIA: PROCESSO MANNINO, RIPRESA L'UDIENZA A TORINO
E' ripresa, nell'aula grandi processi del palazzo di giustizia di Torino, l'udienza del dibattimento contro l'ex ministro Dc Calogero Mannino. Davanti ai giudici della seconda sezione della Corte D'appello di Palermo, presieduta da Claudio Dall'Acqua, in trasferta per motivi di sicurezza, il pentito Francesco Campanella - l'ex presidente del Consiglio comunale di Villabate, autore della falsa carta d'identita' con cui Bernardo Provenzano ando' a farsi operare in Francia - sta rispondendo alle domande dell'avvocato Salvo Riela, che con Grazia Volo assiste l'attuale senatore dell'Udc, presente in aula.
MAFIA: PROCESSO MANNINO, RIPRESA L'UDIENZA A TORINO
E' ripresa, nell'aula grandi processi del palazzo di giustizia di Torino, l'udienza del dibattimento contro l'ex ministro Dc Calogero Mannino. Davanti ai giudici della seconda sezione della Corte D'appello di Palermo, presieduta da Claudio Dall'Acqua, in trasferta per motivi di sicurezza, il pentito Francesco Campanella - l'ex presidente del Consiglio comunale di Villabate, autore della falsa carta d'identita' con cui Bernardo Provenzano ando' a farsi operare in Francia - sta rispondendo alle domande dell'avvocato Salvo Riela, che con Grazia Volo assiste l'attuale senatore dell'Udc, presente in aula.
martedì 5 febbraio 2008
Su cinquemilioni di abitanti, in Sicilia, sono solo 1 milione e mezzo gli occupati
Presentato il report "Sud, tra spazzatura e denuncia"
La disoccupazione è ai massimi storici e la sua stima reale è diversa da quella sin qua rappresentata dai dati ufficiali. Preoccupante anche l'incapacità della classe politica di spendere i fondi Ue che negli anni sono stati inviati per incentivare la crescita del Sud Italia. Proprio stamani la Corte dei Conti ha conteggiato in 24 milioni di euro la somme che negli anni sono state frodate e ora sono da recuperare.
Il report Sud della Fondazione Curella, elaborato dal Diste, non lascia scampo. Su cinquemilioni di abitanti, in Sicilia, sono solo 1 milione e mezzo gli occupati: il tasso di dispoccupazione, epurato dalle persone che oramai non cercano più lavoro, è del 24,71%.
Una cifra molto lontana da quel 12,40% che sinora era stata dato in pasto all'opinione pubblica (la cui differenza risulta dalla diversa modalità di calcolo). La media per l'intero Meridione è invece del 20,69%, solo del 5,71% per il Centro-Nord e il 10,47% quello nazionale. Sono invece 280mila, nell'Isola, le persone che oramai non cercano più lavoro, nonostante siano disoccupate. "Questi dati sono noti agli addetti ai lavori, ma viene nascosto all'opinione pubblica - dice Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella. Nel Mezzogiorno sembrerebbe emergere più che lo scoraggiamento, la disillusione e la rassegnazione".
"E' un dato sconsolante - dice Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia. Bisogna che la politica faccia un passo indietro e lasci alle imprese la possibilità di stare sul mercato".
L'altro dato non in linea con le comunicazioni che, in questi ultimi anni, sono state date dai palazzi della politica, riguarda la spesa relativa alle risprse messe a disposizone della'Ue. I Piani operativi regionali hanno avuto un livello di spesa medio pari solo al 62,87%.
Quanto all'andamento economico, lo studio rivela come i dati delle regioni settentrionali siano assolutamente diversi da quelli del Mezzogiorno. Cresce poco il Pil nel 2007, solo l'1,5%, nel Mezzogiorno, rispetto a quello nazionale (1,8%). Rallentano l'agricoltura (-1,5%) mentre sale l'industria (1,8%) e i servizi (+1,6%). E ancora, decelerano gli investimenti, rimane bassa la spesa pro-capite delle regioni nella sanità, si deteriora la qualità del credito, si riduce l'import ma aumenta l'export del Mezzogiorno. Le conseguenze sono tutte sullo stato di salute delle famiglie italiane: rimane debole la dinamica dei consumi.
Giuseppe De Simone (5 feb 08)
La disoccupazione è ai massimi storici e la sua stima reale è diversa da quella sin qua rappresentata dai dati ufficiali. Preoccupante anche l'incapacità della classe politica di spendere i fondi Ue che negli anni sono stati inviati per incentivare la crescita del Sud Italia. Proprio stamani la Corte dei Conti ha conteggiato in 24 milioni di euro la somme che negli anni sono state frodate e ora sono da recuperare.
Il report Sud della Fondazione Curella, elaborato dal Diste, non lascia scampo. Su cinquemilioni di abitanti, in Sicilia, sono solo 1 milione e mezzo gli occupati: il tasso di dispoccupazione, epurato dalle persone che oramai non cercano più lavoro, è del 24,71%.
Una cifra molto lontana da quel 12,40% che sinora era stata dato in pasto all'opinione pubblica (la cui differenza risulta dalla diversa modalità di calcolo). La media per l'intero Meridione è invece del 20,69%, solo del 5,71% per il Centro-Nord e il 10,47% quello nazionale. Sono invece 280mila, nell'Isola, le persone che oramai non cercano più lavoro, nonostante siano disoccupate. "Questi dati sono noti agli addetti ai lavori, ma viene nascosto all'opinione pubblica - dice Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella. Nel Mezzogiorno sembrerebbe emergere più che lo scoraggiamento, la disillusione e la rassegnazione".
"E' un dato sconsolante - dice Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia. Bisogna che la politica faccia un passo indietro e lasci alle imprese la possibilità di stare sul mercato".
L'altro dato non in linea con le comunicazioni che, in questi ultimi anni, sono state date dai palazzi della politica, riguarda la spesa relativa alle risprse messe a disposizone della'Ue. I Piani operativi regionali hanno avuto un livello di spesa medio pari solo al 62,87%.
Quanto all'andamento economico, lo studio rivela come i dati delle regioni settentrionali siano assolutamente diversi da quelli del Mezzogiorno. Cresce poco il Pil nel 2007, solo l'1,5%, nel Mezzogiorno, rispetto a quello nazionale (1,8%). Rallentano l'agricoltura (-1,5%) mentre sale l'industria (1,8%) e i servizi (+1,6%). E ancora, decelerano gli investimenti, rimane bassa la spesa pro-capite delle regioni nella sanità, si deteriora la qualità del credito, si riduce l'import ma aumenta l'export del Mezzogiorno. Le conseguenze sono tutte sullo stato di salute delle famiglie italiane: rimane debole la dinamica dei consumi.
Giuseppe De Simone (5 feb 08)
domenica 3 febbraio 2008
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